Ben Westley Clarke
«Il mio lavoro nasce da un amalgama di osservazione, memoria e immaginazione; esiste all’intersezione tra documentario e finzione: la vita presentata come un’illusione.»
I ritratti e le scene di vita contemporanea di Ben Westley Clarke hanno una gioiosità carnevalesca e uno stile espressivo. Sono raffigurazioni vivide e stilizzate di luoghi ordinari, eppure pieni di vita, come la celebre serie sulla vita nei pub irlandesi. L’artista oggi vive e lavora in Spagna, ma sottolinea l’influenza di Londra: «La città mi ha insegnato a dipingere in fretta, in modo diretto e con convinzione, e a cambiare e correggere continuamente il mio lavoro. Le sue facciate spettacolari e il suo lato oscuro – le divisioni sociali, il pragmatismo privo di sentimentalismi, il costante stato di cambiamento – sono entrati sia nel modo in cui dipingo sia in ciò che dipingo. Londra ha forse sviluppato in me la convinzione che ci sia più valore e interesse nel testimoniare con verità che nel dipingere graziosi quadri astratti: la città ha fatto di me qualcosa di più simile a un fotografo di guerra che a un post-impressionista.»
L’esperienza moderna è raccontata in immagini dall’atmosfera compressa ed energica, dove la prospettiva angolata accresce il senso di un ritmo caotico. L’artista racconta che, quando disegna dal vero, sono i soggetti a scegliere lui: «l’osservazione è una sorgente di varietà e differenza infinite: cose inattese compaiono di continuo a sfidare e mettere in discussione la mia sensibilità.» Questo stato di flusso permette all’artista di sviluppare un lavoro che va oltre la rappresentazione della vita, creando un mondo immaginario di grande potenza.
Dal punto di vista stilistico, il lavoro di Clarke è legato a quello degli espressionisti del primo Novecento come Lyonel Feininger, Max Beckmann ed Ernst Ludwig Kirchner: i contorni neri, le forme esagerate quasi gotiche e le vedute della sfera pubblica rese con linee piatte e accentuate in colori vivaci. Questa estetica è permeata dall’influenza di maestri storici come Bruegel e di pittori più recenti come Stanley Spencer, David Bomberg, Philip Guston, Mario Sironi e Renato Guttuso.
Usando una combinazione di pittura a olio, spatole, pennelli, spugne, stracci e carta di giornale, pennarelli e carboncino, Clarke tende a riempire l’intero piano pittorico di attività, oggetti e persone. In alcune opere dalla composizione verticale primo piano e sfondo sembrano confondersi, mentre altri disegni e dipinti appaiono come finestre su scene intime di persone intente alla loro vita quotidiana: l’ordinario reso iconico. Qualunque sia il soggetto, lo spettatore si ritrova immerso in un mondo frammentato e spigoloso, pieno di ombre scure e di figure quasi caricaturali, una storia cacofonica familiare eppure incerta.
Rosa JH Berland
Westley-Clarke
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