«Talk! Talk! Talk!» – A cura di Alistair Hicks
Non tutti gli artisti della Aleph Gallery sono loquaci. Il tema di Dialogues quest’anno è la pittura loquace. Il lavoro di Katie Pratt, Mircea Teleaga e Joe Packer cerca di comunicare con il pubblico, ma in modi molto personali. Visitare lo stand alla fiera dovrebbe essere come entrare a una festa e trovare tre persone molto diverse con cui parlare.
A metà del secolo scorso, quando critici americani come Clement Greenberg istruivano gli artisti su come dipingere e scolpire, si credeva che scrittura e pittura potessero produrre (o riprodurre) un’idea astratta. Il lavoro di Pratt può essere considerato astratto ma, se è così, è una parodia di quella vecchia arroganza del pensiero. In una dichiarazione d’artista Pratt scrive che i suoi «dipinti riflettono il modo in cui gli esseri umani si organizzano, socialmente e politicamente. L’uso delle regole riflette i dilemmi della regolamentazione sociale e i limiti nell’applicazione della legge: c’è un attrito inevitabile tra regolamentazione e libertà, così come limiti alla giurisdizione. I sistemi complessi proliferano…», ma in qualche modo i suoi dipinti rendono questi codici di vita conflittuali e contraddittori meno scoraggianti.
Astrazione e figurazione si confondono in Untitled 03, 2017, del pittore anglo-rumeno Mircea Teleaga. Gli elementi figurativi del dipinto (una riva o una pozzanghera, un apparente albero, un tubo) hanno senso solo per chi desidera contemplare e lasciar vagare la mente in un mondo dove c’è solo il profilo di un tetto, nessun vero soffitto al processo del pensiero. Non è un predicatore. Gli interessa una conversazione tranquilla a due voci. È come se ti scegliesse tra coloro che passano davanti ai suoi dipinti: vuole coinvolgere TE in «un’esperienza immersiva in cui l’unica persona presente è lo spettatore, e questo la rende un evento più potente e personale di fronte all’immagine».
Anche i dipinti di Joe Packer sono silenziosi. È il tipo forte e taciturno. I suoi paesaggi non sono un luogo specifico. Non sono così fissati nella geografia. Non hanno coordinate. Piuttosto l’artista ti offre paesaggi e paesaggi mentali. Nascono dalla sua memoria e, nel suo faticoso sforzo di recuperare questi ricordi, spera di aiutarti a contemplare alcuni dei tuoi.