Poetics of Obsolescence

Schegge di forme rifilate fino a lasciare archi e dischi fluttuanti. Blocchi massicci e diagonali secche. Un triangolo, rosso o nero, sporge dalla costruzione, rompendo una cornice. Segmenti rivestiti di carta, segmenti dipinti. Un’asticella di legno non dipinta.

Incastonati nella profusione di forme ci sono richiami a un’utilità abbandonata: una maniglia d’acciaio, un disco di metallo, un biglietto usato, parte di un attrezzo arrugginito, un LP senza volto, una vecchia rondella. Utilità senza nome, obsoleta. Frammenti di plastica e metallo che, ormai privi di funzione e contesto, intessono i paesaggi della geometria di una nostalgia senza radici. 

Questi segni trovati, senza provenienza, funzionano come umili portali anacronici verso altri tempi. Raccolti nel garage del padre dell’artista, sono memento frammentari che rivelano le costruzioni come stratificazioni stratigrafiche del tempo. Vestigia di cose che forse un tempo si muovevano ma ora sono ferme, di processi anonimi e sistemi operativi non più in uso, rivelano l’obsoleto come registrazione dell’interruzione della continuità del tempo.  L’assemblaggio si attiva come detrito di segni superati e come stratificazione di strati materiali che incorporano il tempo nell’oggetto ibrido.

L’azione complessa di strisce e dischi svolge inoltre un ruolo cruciale. Nel ricco lessico di forme impiegato da Noga, essi assumono una funzione speciale: interrompere il passaggio di linee e colore. Dischi e strisce impongono la discontinuità ai ritmi e alle modulazioni altrimenti incessanti. Introducendo un effetto di arresto e ripartenza, intensificano la dinamica temporale introdotta dalla dimensione simbolica dei segni senza radici. È proprio per questo intreccio di simbolico e formale, per il modo in cui gli oggetti reali sono investiti al contempo come condotti delle correnti compositive, che non ci è mai permesso varcare la soglia del referenziale. 

In Deep Red filtered pink il grande disco rosso, un cd dipinto, evoca vagamente un’esperienza (sonora) ormai conclusa. Arresto visivo, funge anche da bersaglio che attira lo sguardo verso il centro, fermando per un attimo il passaggio dell’occhio sulle superfici policrome. Il disco trova eco in un gruppo di cerchi più piccoli e sfere di viti metalliche, che contrastano la presenza dominante e direzionale del triangolo nero. Un’ampia striscia rosa arresta i movimenti cromatici. Double yellow filtered black consiste in un gioco sfumato di dischi e strisce: la fila superiore di fori, gli oggetti-disco ridondanti incastonati nella fascia centrale e il gruppo di punti rosso cadmio semi-nascosti in un’imponente cornice opaca di strisce nere. Nei larghi dipinti a ‘fascia’, segmenti di anelli si insinuano nella sequenza laterale delle forme; le strisce monocrome sono rotture più decise di questa continuità da sinistra a destra. 

Vivere questo insieme di costruzioni come un gioco di eruzioni discontinue mi ricorda le meditazioni di Gaston Bachelard sul tempo nel suo L’intuizione dell’istante del 1932. Bachelard teorizzò l’istante come una discontinuità nel continuum temporale, una rottura creativa che rende il tempo poetico. Espressione di un ‘tempo verticale’ che taglia l’orizzontalità del tempo dell’orologio, l’istante è un’esplosione di coscienza, improvvisa e sorprendente, che richiede un atto acuto di attenzione. In contrasto con le teorie che associano l’istante alla temporalità istantanea e simultanea dell’esperienza mediata dalla tecnologia, il punto di vista di Bachelard offre una cornice affascinante per riflettere ulteriormente sul senso delle costruzioni di Noga. Siamo invitati a considerare il potere di simboli e gesti anacronici come eventi creativi, che turbano l’esperienza abituale del presente con l’intensificazione delle percezioni.    

~ Kamini Vellodi, 2021


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Retrospective: Clay Sinclair, Still Art, 28th February - 21st March 2026

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'Bad Town' , 2019 by Ben Westley Clarke, oil on canvas

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