Enzo Marra - Deluge, a cura di Vivienne Roberts
Enzo Marra - Deluge
A cura di Vivienne Roberts
Entrate nel mondo bizzarro di Enzo Marra. Il suo immaginario è comico, ricorda l’opera del dopoguerra di Philip Guston, e le difficoltà dei suoi personaggi evocano la «preoccupazione di Samuel Beckett per la memoria e il suo effetto sul sé confinato e osservato, nonché per la posizione dei corpi nello spazio».
Deluge (Together) «Teste visibili di due presenze strettamente connesse sopra e sotto la superficie del diluvio. L’immobilità del diluvio in cui sono trattenute lo fa sembrare un fermo immagine, un istante sospeso da cui non possiamo andare avanti. Il valore dei legami emotivi è sottolineato dalla rappresentazione diretta delle due teste. La bocca condivisa dà loro un’unica voce, un’unità voluta, sospesa nel tempo dall’atto del dipingere.»
Marra osserva «Sto cercando di visualizzare lo stato mentale degli artisti e il mondo che abitano. Attraverso una gran quantità di schizzi, disegni e dipinti, un’immagine accattivante appare e cresce, diventando qualcosa di più reale e tangibile.»
In effetti l’artista è una figura incongrua, persino aliena, nell’industria dell’arte, dove si investono e si scommettono miliardi di dollari. L’artista è un osservatore solitario di questo mondo assurdo a cui cerca di dare un senso. Sebbene i dipinti di Marra evochino la futilità e la disperazione di questo tentativo, la sua inconfondibile ironia ci fa sorridere.