Chris Burns

Il lavoro dell’artista contemporaneo Chris Burns si colloca tra pittura, disegno e incisione, incarnato nell’espressione poetica della vita di un artista che esiste «al di fuori di tutto». In alcuni casi, il lavoro di Burns ricorda l’immaginario figurativo di Francis Bacon, in particolare nelle ampie campiture astratte che evocano un senso di cancellazione spettrale. Eppure gran parte del suo lavoro ha un approccio al colore essenziale e minimalista. Questo stile si accosta inaspettatamente a un’attenzione pittorica per la superficie a impasto e a un’iscrizione calligrafica dello spazio.

La pratica di Burns comprende l’acquaforte e lavora spesso anche a olio, inchiostro, carboncino, gesso e grafite. I suoi dipinti a tecnica mista sono una rete di texture, impasto e iscrizione pittorica. Questo stile formale ricorda il lavoro di Jean Dubuffet e Chaim Soutine, in particolare nel trattamento aptico della superficie. Burns osserva tuttavia che il suo rapporto con questi canoni e tradizioni moderniste è simbiotico. Come spiega l’artista, tali eredità e storie dell’arte «non sono obsolete» nella pratica contemporanea, ma vengono trasformate attraverso nuove interpretazioni e sperimentazioni. In questo senso, il lavoro di Burns è legato soprattutto alla pratica di Dubuffet, con cui condivide l’impegno verso l’innovazione realizzata attraverso una pratica di studio non convenzionale o sperimentale. Un esempio è ‘A Rakes Progress’ di Burns: una serie di dipinti e acqueforti che costituisce «una decostruzione di quella di William Hogarth». Per creare queste immagini l’artista è partito dalle incisioni di Hogarth e «le ha sottoposte a un processo di montaggio e ricostruzione e alla reincisione di oltre settanta lastre di rame». 

Se il lavoro di Burns è in parte autobiografico, è la storia del fare arte a trovarsi al centro della narrazione artistica. In questo mondo visivo vediamo tracce della nascita delle idee, il momento della pittura nella pennellata dell’artista o lo svelamento della superficie per sottrazione, che dà vita a una superficie tattile dotata al tempo stesso di una potente sensibilità grafica. 

Burns sottolinea l’importanza dell’esplorazione artistica: «È il processo della pittura a far emergere qualcosa di molto più ambiguo e complesso… Considero il mio lavoro profondamente autobiografico, eppure non parto mai da me stesso o dall’autobiografia; è solo qualche tempo dopo che me ne rendo conto.»

 

Attraverso questi approcci sperimentali e un impegno costante nel processo creativo, Burns ha costruito un proprio genere di creazione di immagini. In scene e ritratti oscurati e rielaborati, una bellezza inquietante permea un’opera notevole di immagini sia grafiche sia pittoriche. Questo nuovo tableau di ritratti possiede una qualità di memoria spettrale, unita a una gestione voluttuosa di pittura e colore e a momenti iscritti della storia dell’arte. 

 

Rosa JH Berland

 

KINGDOM
 
I disegni originali di queste acqueforti sono nati dal bisogno di semplificare la mia pratica: l’ho ridotta all’inchiostro su carta, sperando di sviluppare uno stile e un approccio diverso al mio soggetto. Gli animali mi sembravano un canale naturale di espressione di me stesso; non li consideravo antropomorfi, parlavano piuttosto del semplice essere vivi. Un’influenza incredibile nelle prime fasi di questi studi sono stati i disegni di Nadia Chomyns; sebbene lo studio della sua opera si sia concentrato soprattutto sull’aspetto di psicologia dello sviluppo legato al suo autismo, per me, come artista, il suo lavoro ha liberato il processo del disegno, mi ha fatto venire voglia di disegnare. Non solo il suo tratto e le sue forme erano incredibilmente inventivi, ma riuscivano anche a cogliere qualcos’altro: i suoi galli, cani e cavalli avevano una forte personalità, non umana, semplicemente viva; quegli occhi audaci che ti fissavano mi ipnotizzavano.
Più tardi, al di là della mia reazione diretta all’opera di Chomyns, ho capito che la sua evoluzione poneva una domanda interessante sulla creatività: il suo lavoro altamente sviluppato era nato nel profondo isolamento del suo autismo e, man mano che la terapia la aiutava ad adattarsi al di fuori di esso e a vivere una vita più equilibrata, la sua incredibile abilità nel disegno è diventata come quella di qualsiasi altro bambino della sua età, finché alla fine ha smesso del tutto di disegnare.
Facevo arte perché trovavo insopportabile la vita quotidiana più elementare; cercavo l’isolamento, non desideravo una carriera e nemmeno essere un artista, volevo essere libero dalle aspettative. La lotta era semplicemente essere vivo, non l’arte. Stare da solo permetteva ai flussi di pensiero di seguire i propri percorsi; dipingere e disegnare ti danno qualcosa da fare da solo, ed è diventato un modo per comunicare a me stesso qualcosa sull’essere vivo. Penso che questi disegni di animali contengano lo spirito di questa lotta.
 ~ Chris Burns 2021

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'Bad Town' , 2019 by Ben Westley Clarke, oil on canvas

Westley-Clarke

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