Whitney Jade Halsted
«Credo che la presenza spirituale nell’arte abbia il potenziale di mettere in discussione e cambiare le prospettive delle visioni del mondo esistenti, e di contribuire in modo fondamentale al benessere dell’umanità.»

Artista zimbabwese, Whitney-Jade Halsted è un’acquerellista i cui esperimenti sulla bellezza e sulla forma astratta creano un senso di movimento e di ultraterreno. Pozze di pigmento e pennellate evocano un dinamismo, e sulla superficie si colgono tracce di figurazione e di memoria. È un luogo di «non-sapere, intuizione e divenire».
Halsted osserva: «Come acquerellista, considero il mezzo stesso della pittura un metodo per esplorare il ritorno allo stato selvatico, regolando il movimento in rapporto a un moto senza vincoli. In questo modo la forma si collega all’informe, rendendo visibili le tracce invisibili tra oggetti e soggetti che liberano o scatenano il potenziale di trasformazione di ciò che era stato delimitato.» In effetti il lavoro dell’artista è caratterizzato da un equilibrio tra controllo ed espressione. In questi territori di motivi decorativi e pigmento astratto c’è un’energia cinetica che attinge alla vita degli animali, intervallata da immagini di arredi, flora e fauna riconfigurate attraverso processi elementari e forme biomorfe.

Per creare quest’opera ipnotica, Halsted inizia disegnando e dipingendo figure su carta. Sceglie con cura pigmenti naturali, giocando con pozze d’acqua, sbavature e macchie, e guida il colore e il suo scorrere attraverso quella che descrive come un’«attività non governata che spinge i soggetti rappresentati a diventare forme non rappresentate». Il potenziale dei colori indica la via verso l’astrazione e, così facendo, scompone la struttura tra immagine e contesto. Man mano che il lavoro procede, «la decostruzione delle figure interroga la natura simbolica della rappresentazione, così che il processo materiale passa in primo piano. Ciò trova eco nell’attenzione alle caratteristiche dei pigmenti stessi, che porta alla comparsa di forme di rocce in equilibrio nei dipinti, base primordiale della maggior parte dei pigmenti naturali».
È il processo artistico a guidare il lavoro, e la pittrice spiega che è proprio questa «azione intuitiva» a determinare le composizioni finali. In queste immagini risiede una presenza spirituale che trasforma «sentimenti di perdita, tristezza e sradicamento associati ai sintomi della modernità e del pensiero imperialista».
Il lavoro che ne risulta ha una bellezza quieta, una serenità che emana da un compito alchemico e rappresenta «nozioni del selvatico». L’artista racconta infatti di percepire gran parte del mondo naturale come una forza femminile – animali, piante, alberi, fiumi, stagni, vento e pioggia –, mentre la struttura della natura è maschile. Per Halsted questi elementi restano inseparabili e interagiscono in modo simbiotico per negoziare una fusione di «figurativo e astratto».
Rosa JH Berland
============================
BIOGRAFIA

Whitney-Jade Halsted vive e lavora a Londra. Ha conseguito un MFA presso la University of the Arts London, Wimbledon College of Art, nel 2019, e un Diploma of Art presso la Ruth Prowse School of Art di Città del Capo, Sudafrica, nel 2012. Sta attualmente completando un MRes in Teoria dell’arte e Filosofia presso la UAL, Central St Martins, Londra. Mostre collettive selezionate: Blazé Modern Art Museum, Londra, 2020; Uncovered Collective, Londra, 2020; Wimbledon College of Arts, Londra, 2019; Espacio Gallery, Londra, 2019; Ugly Duck Gallery, Londra, 2019; Crypt Gallery, St Pancras Church, Londra, 2018; LOFT, Croydon Arts, Londra, 2018; e Chelsea College of Arts, Londra, 2018. Le sue opere fanno parte di collezioni private in tutto il mondo, tra cui Argentina, Australia, Italia, Pakistan, Sudafrica, Stati Uniti, Regno Unito e Zimbabwe.