Sarah Lederman Britannica, nata nel 1986

Disegni nati da narrazioni frammentate si estendono sulla superficie dei miei dipinti. Le immagini variano, spesso raffigurano ricordi di luoghi, persone e momenti passati: una palma di Los Angeles, una coppia colta in un momento intimo mentre uno sputa nella bocca dell’altro. Altre volte mi approprio di immagini tratte da illustrazioni e dalla storia dell’arte: manoscritti medievali, una figura da un libro per bambini. Possono essere ibridi grotteschi di animali o corpi travolti dal piacere sessuale; spesso stravaganti, possono essere al tempo stesso erotici e repellenti. Anche se il punto di partenza del mio lavoro sono spesso disegni e idee, alla fine è la pittura a prendere il sopravvento. Gli elementi figurativi perdono importanza e lo spazio negativo comincia ad avere la priorità.
Le tele fungono da spazio intermedio tra corpo e mente: custodiscono le tracce di traumi passati, come tessuto cicatriziale. Uso spesso la colla di coniglio come preparazione, su cui stratifico poi pittura e matita. Poi strofino via la pittura per rivelare le tracce di ciò che c’era prima. Anche se è impossibile eliminare del tutto i turbamenti già avvenuti, cerco comunque di dissolverli e distillarli attraverso questo processo.

Il dipinto è trattato come un corpo, che non è qualcosa di ordinato, grazioso e contenuto: perde, sanguina ed espelle. Anche la pittura è disordinata, incontrollabile e fluida. Un accumulo di sporco, colore e olio si stratifica a formare la superficie del dipinto, che somiglia a una sorta di pelle. Questo permette ai disegni di incidersi nella tela come tatuaggi sospesi appena sotto la superficie.
La tela ha una memoria, proprio come i nostri corpi, che cerco, senza riuscirci, di cancellare. A volte, invece di rimuovere, provo a mascherarla con altri strati di colla pigmentata. Gli strati aggiuntivi agiscono come croste che si formano sulla tela; la colla pigmentata accorre come piastrine a guarire una ferita, ma il danno è già fatto e lo spettatore può ancora vedere il residuo, come vene sotto la pelle.
~ Sarah Lederman