Nina Dolan Britannica, nata nel 1955
«La mia iconografia nasce dai miei segni calligrafici; mi interessa catturare un momento, una trama ininterrotta di eterno cambiamento, come le correnti dei fiumi, il vento e la pioggia, le forme che vedo camminando: linee del marciapiede, ombre, falci di luna, finestre, spazi negativi.»
Il lavoro astratto di Nina Dolan si distingue per un senso poetico della geometria, del movimento, della decorazione e del colore. Artista affermata, attiva da oltre trent’anni, Dolan è molto apprezzata per la sua pratica e per il suo contributo all’insegnamento e al dialogo sull’arte del fare.
Sul piano formale, le linee calligrafiche e l’immaginario dell’artista richiamano la minuziosità di Paul Klee e il carattere idiosincratico dell’opera di Joan Miró. Dolan ammira inoltre Antoni Tàpies, Jackson Pollock e i pittori americani del Color Field, ed è profondamente coinvolta nell’esplorazione della linea e del gesto nell’opera di Brice Marden, la cui pratica descrive come una “continua estensione dell’astrazione lirica”. I due artisti condividono anche l’interesse per la calligrafia cinese e la filosofia taoista.

In effetti, le fonti di Dolan sono molte e comprendono fotografia, musica, danza e letteratura, come The Wind-Up Bird di Murakami, Snow di Orhan Pamuk e 10 Minutes 38 seconds in This Strange World di Elif Shafak. Di particolare importanza è la collezione di album fotografici di Londra e della campagna dell’artista. Dolan osserva che le interessano non solo le griglie, ma anche le forme lasciate indietro. Una fascinazione duratura per l’opera di Hokusai e per la superficie tattile della xilografia guida la sua ricerca di questo “segno in rilievo”. L’artista racconta: “Ho inventato le mie formule per trattenere il segno e ho trovato vari modi per realizzare questa immagine calligrafica. Volevo catturare un momento.”

Anche il legame di Dolan con la musica e la danza classica informa la sua pratica: “il movimento entra in gioco quando si porta una linea a passeggio o persino quando si versa il colore, come in una performance.” La sua pratica è infatti una costante sperimentazione pittorica. Di recente ha iniziato a versare il colore, lasciandolo asciugare e lavorando all’interno di questo strato superiore per creare forme e griglie. È un processo di disegno nella pittura e di rivelazione di forme che “vengono dal mondo reale, come un dizionario visivo nella mia testa”. Dolan osserva che, pur non potendo spiegare del tutto la condensazione di queste immagini, esse rimandano in parte al suo interesse per i pittogrammi delle sculture egizie, i segni della stele di Rosetta e i rilievi assiri visti al British Museum.

Si tratta di un’evoluzione della forma, descrivibile come una forma di automatismo contemporaneo. Quando l’artista inizia, storie, idee, parole e schizzi funzionano come emblemi di viaggi ed esperienze. L’immagine si rivela attraverso un approccio fluido, creando la superficie densa, simile a un tessuto, delle sue opere multimediali reticolari. Configurazioni surreali di forma e colore ricordano le strane creature biomorfe e le forme vegetali di Yves Tanguy. In altri quadri, linee e forme puntinate di pigmento sembrano collocarsi all’incrocio tra la minuziosità dell’arazzo e il segno del puntinismo e dell’espressionismo astratto.
In tutto il lavoro, il modo in cui Dolan stratifica colori, segni, pennello, nastro adesivo e pittura costruisce una sensibilità calligrafica e insieme scultorea. Questo lavoro aptico e automatico trasmette una sensazione metodica eppure organica. La pratica di Dolan si nutre dunque delle relazioni casuali tra medium e composizione; racconta: “Posso rendere il colore molto fluido per catturare l’acqua o aggiungere un materiale per ottenere un segno o una superficie particolare. Realizzo anche strumenti diversi per stendere il colore, non solo pennelli. Amo la sfida di elaborare tavolozze diverse. I cambiamenti avvengono nel lavoro attraverso il processo del fare, sentendolo ed essendo presente. Voglio che lo spettatore veda la costruzione, le pennellate, il percorso, un po’ come un archeologo che scava per saperne di più.”
Questo percorso è simbiotico: le forme passano e si trasferiscono da un’opera all’altra, ponendo la domanda “come si cattura il vento?”. Dolan cerca così di catturare qualcosa di poeticamente transitorio, osservando che il suo approccio si ispira in parte alla filosofia taoista. In questo modo, l’impegno di Dolan nell’espressione dell’effimero e nella sperimentazione materica le ha permesso di creare un’iconografia visiva astratta del movimento del tutto personale.
Rosa JH Berland
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BIOGRAPHY
Artista e docente, Nina Dolan ha conseguito il MA con lode e il BA con First Class Honours presso la Bath Spa University, e ha studiato alla Chelsea School of Fine Art. Dolan è stata direttrice della School of British Art di Londra, un ciclo di conferenze negli anni Ottanta presso Leighton House e le Mall Galleries, e continua a insegnare pittura e disegno a Londra e nel Wiltshire.
Oltre alla partecipazione a più di cinquanta mostre collettive in gallerie e musei come il Sir John Soane Museum e l’American Museum, Bath, le recenti personali di Dolan includono Chelsea Waterside Artspace, 2020; Beaux Arts, Londra, 2006 e la Robert Hall Gallery, Londra, 2003. E nel 2021 una mostra a due con Barbara Nicholls: Aleph Contemporary al 12 Piccadilly Arcade.

