WAVELENGTHS – ASTRAZIONE SU CARTA | Nina Dolan, Rita Evans, Barbara Nicholls – a cura di Vivienne Roberts


Questa mostra presenta una selezione di opere su carta di tre pittrici astratte contemporanee: Nina Dolan, Rita Evans e Barbara Nicholls. In questi mondi di bellezza e mistero astratti ci ritroviamo immersi in un luogo di fedeltà. Il lavoro è un’esplorazione dell’improvvisazione che rivela influenze diverse, tra cui l’eredità dell’espressionismo astratto, la pratica autonoma della sperimentazione surrealista, la musica e la musa più duratura degli artisti di ogni tempo: il mondo naturale. Qui il primato spetta al processo artistico, e ciò che emerge è un senso di sublime e di riflessione, di pastorale, l’astrazione come traccia spettrale e come studio elementare del colore acquoso.

 

Nina Dolan 

Le linee e le immagini calligrafiche di Nina Dolan richiamano la complessità di Paul Klee e il carattere idiosincratico dell’opera di Joan Miró. Nelle opere quasi matematiche presenti in mostra, Dolan esplora linea e gesto in un lavoro lineare meditato che evoca la superficie tattile della xilografia e rivela il «segno in rilievo». L’artista racconta: «Ho inventato le mie formule per trattenere il segno e ho trovato vari modi per realizzare questa immagine. Volevo catturare un momento nel tempo». Così la pratica di Dolan si nutre delle relazioni accidentali tra mezzo e composizione. Anche il legame dell’artista con la musica e la danza classica informa il suo lavoro: «il movimento entra in gioco quando si porta una linea a passeggio o persino quando si versa il colore, come in una performance». Di recente Dolan ha avviato un nuovo processo di disegno nella pittura. Parte da uno strato di colore asciutto e vi crea forme e griglie che rivelano figure che «vengono dal mondo reale, come un dizionario visivo nella mia testa». Pur non potendo spiegare del tutto la condensazione di queste immagini, Dolan osserva che rimandano in parte al suo interesse per i pittogrammi delle sculture egizie, i segni della Stele di Rosetta e i rilievi assiri visti al British Museum.

 

Si tratta di un’evoluzione della forma, che si potrebbe definire una sorta di automatismo contemporaneo. Quando l’artista inizia, storie, idee, parole e schizzi fungono da emblemi di viaggi ed esperienze. Le immagini si rivelano attraverso un approccio artistico fluido che crea la superficie densa, simile a un tessuto, delle sue opere multimediali reticolari. Linee e forme pigmentate a puntini sembrano collocarsi all’incrocio tra la complessità dell’arazzo e il segno del puntinismo e dell’espressionismo astratto. In tutte le opere, il modo in cui Dolan stratifica colori, segni, pennello, nastro e pittura costruisce una sensibilità lineare e insieme scultorea. Questo lavoro aptico e automatico ha un carattere metodico e al tempo stesso organico.

 

Così Dolan cerca di catturare qualcosa di poeticamente transitorio, sottolineando che il suo approccio si ispira in parte alla filosofia taoista. In questo modo, l’impegno di Dolan nell’esprimere l’effimero e nella sperimentazione materica le ha permesso di creare un’iconografia visiva astratta del movimento tutta sua.

 

 

Rita Evans

Anche le opere su carta di Rita Evans sono un miscuglio di pratica autonoma e improvvisazione creativa. I suoi disegni sono realizzati su carta fatta a mano con matite colorate, grafite, pennarelli e penne a sfera, oltre che con vernice spray. Una luminosa delicatezza tra astrazione e surreale evoca i paesaggi marziani di Yves Tanguy. Il processo di Evans è legato all’espressione pittorica della musica ed emerge in simbiosi con il suo ruolo di musicista e performer in collaborazione. Universi alternativi popolati da forme strane e dall’eco di suoni e musica rivelano il suo interesse per «la relazione tra le forme degli oggetti che producono suono e le “forme” dei suoni che producono»; l’artista costruisce le proprie sculture-strumento attraverso un processo improvvisativo che, a sua volta, si rispecchia nella pratica del disegno.

 

Evans racconta che spesso parte da diagrammi e schizzi di idee per nuove sculture-strumento suonabili e ambienti performativi, «tradotti in disegni per spazi immaginari». Può accadere anche il contrario, come espressione di una performance e delle forme e dei suoni emersi da questi atti collaborativi. Pur essendo collegati, i progetti intrattengono una relazione simbiotica. Rispondendo a elementi, momenti, toni e forme unici, il disegno assume un ruolo diverso a seconda del progetto: lavoro preparatorio, documentazione oppure opera autonoma.

 

Tra le altre fonti d’ispirazione c’è il mondo delle forme acquatiche, uno spazio in cui un «modo di essere» immaginato ex novo offre modelli di forma, come si vede negli strumenti Aqueous Spine e Multi Breath Poly Pipe, che appaiono come creature dotate di corpi fatti di materiali porosi e tubi. Queste forme si trasformano in disegni che riecheggiano la composizione gelatinosa dei corpi acquatici.

 

È la bellezza di questo piegarsi e dispiegarsi che si esprime nei disegni atmosferici e negli oggetti innovativi di Evans. Il trattamento della forma scultorea nei disegni approfondisce la complessità del suo lavoro, aggiungendo un elemento di astrazione e contemplazione che riflette a sua volta il rapporto tra il suono e il mondo visivo, ciò che lei chiama così poeticamente «la forma del suono».

 

 

Barbara Nicholls

I grandi acquerelli su carta di Barbara Nicholls sono movimento di colore sulla superficie, tracce d’acqua e pigmento come sedimenti che scorrono. Pozze di pigmento trasparente formano tracce circolari, impronte spettrali dell’atto performativo del dipingere. Colori vibranti, motivi e forme organiche riflettono il movimento elementare della natura, i toni, la superficie, le strutture e la consistenza della terra, resi in un luogo di bellezza immaginata e osservata.

 

L’artista racconta che il suo lavoro nasce dall’esperienza della natura: «Passo molto tempo nel Peak District, nella campagna inglese, e in altri paesaggi remoti. Alcuni sono semi-agricoli, con campi dai bordi dritti, altri sono solo distese di roccia scoscesa. Ho lavorato nell’antico letto prosciugato del lago Mungo, nel Nuovo Galles del Sud, in Australia, e ho camminato sui ghiacciai della Patagonia…»

 

Come Helen Frankenthaler, Nicholls fonda la sua pratica sulla sperimentazione tecnica in pittura. Per creare le sue immagini utilizza un sistema di acqua versata, acquerello, ventilatori e calore. Per cominciare, stende l’acqua con un pennello a spugna e aggiunge l’acquerello sulle zone bagnate. Arriva a sovrapporre fino a dieci stesure di colore, creando un senso di stratificazione e di strati geologici; alcune zone della carta appaiono come illuminate, simili a pietra vitrea. «Favorisco l’azione capillare, per cui le molecole d’acqua sono attratte dalle particelle di colore e trasportate contro la forza di gravità a causa delle ondulazioni della carta. La tensione superficiale crea in me una vera tensione mentre carico la superficie di altra acqua, valutando se la pozza esploderà come una diga e scorrerà giù per la collina della carta o resterà lì come un lago che si asciuga in attesa delle prossime piogge».

 

In queste immagini trasparenti di colore e di distese d’acqua, del passare del tempo e degli elementi, veniamo trasportati in un mondo di splendore immaginato. I viaggi attraverso il mondo naturale sono evocati come un passaggio del tempo osservato, un’erosione dell’acqua, tracce rivelate di materia e di flusso elementare.

 

Pur avendo approcci divergenti al disegno, al pigmento, alla composizione, alla linea e al gesto, queste tre artiste contemporanee condividono l’interesse per il potenziale sperimentale della pratica in atelier, e le loro opere riflettono una complessità di immagini di riferimento, precedenti ed espressioni che si intrecciano. In questo lavoro si esprime il nostro desiderio universale di tornare al richiamo elementare della natura, di trovare pace nel sublime e nella serenità della nostra terra. Il disegno di Evans rivela un nuovo modo di vedere suono e colore, Dolan esplora un linearismo tattile, mentre il lavoro di Nicholls emerge come purezza di forma dai colori intensi.

 

Questa mostra è un’ode al potere della sperimentazione e dell’immaginazione artistica, un’espressione di ciò che Motherwell descrive così: «ciò che accade tra sé e la tela, per quanto inaspettato, diventa centrale».

 

Testo di Rosa JH Berland

A cura di Vivienne Roberts

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