Rita Evans: Portable Portals – testo di Amy Lay-Pettifer | 1 nov. 2021 – 26 giu. 2022
Portali portatili
La realtà si sta facendo una bella risata alle nostre spalle. Una risata profonda, prolungata, di pancia, che increspa il pesante tessuto di velluto del nostro mondo. Fai per muoverti, ma hai imparato (a tue spese) che ciò che un tempo era cemento ora rischia piuttosto di cederti sotto i piedi. È appiccicoso, assorbente, molto probabilmente gelatina. Giorno dopo giorno, questo spiazzamento crea un proprio ritmo, un anti-battito cardiaco che balbetta senza controllo oppure si allunga e si trascina come fili di gomma da masticare al neon. Il ritmo non è proprio ballabile, ma a poco a poco diventa possibile viverci. È un aggiustamento: la messa a fuoco di una lente che fa emergere all’improvviso contorni più nitidi dalla sfocatura iniziale. Morbidi smarrimenti che diventano geometria davanti al tuo occhio felino.
In questa serie di disegni, iniziata nella tumultuosa estate del 2020, Rita Evans dà forma e colore vivido all’esperienza di elaborare eventi globali sismici dal bordo scivoloso della vasca da bagno. Il suo è un paesaggio interiore intensificato, luogo di incontri malleabili e trasformativi tra noi e le texture del nostro mondo domestico. A ogni passo c’è precarietà e disgregazione, ma anche possibilità infinite. La sua astrazione di corpi, oggetti e spazi in un comune linguaggio visivo di colori e forme crea per tutti un potenziale condiviso e paritario di slittamento, di movimento fluido: nauseante ma pieno di succo.
Ognuno di questi disegni trattiene un momento. Dalla solitudine, dall’immobilità e dal processo tattile della matita sulla carta si apre uno spazio, vasto ed entusiasmante; all’improvviso c’è una folla, un problema, una domanda, una porta! Mappano il nostro desiderio di comunicazione e di contatto fisico, tracciandone i confini e disegnando i progetti della sua espansione oltre i limiti, reali e mentali.
Per quanto mi riguarda, sono grata per le strategie che suggeriscono. Per qualcosa di fantastico. Per le risate. Per una porta dove prima non c’era. Per ovunque ci troviamo in questo momento – necessariamente al chiuso o estaticamente fuori – mentre avanziamo a grandi passi gli uni verso gli altri, con nient’altro che gelatina sotto i piedi.
Amy Lay-Pettifer, 2021
