London Art Fair 2022, stand P16
Presentando il lavoro di tre artiste contemporanee – Marcelle Hanselaar, Joana Galego e Cristina Ruiz Guiñazú – Yearning vuole essere un invito a considerare come la dimensione più profondamente soggettiva possa fungere da catalizzatore di passione e desiderio condivisi. Il titolo della presentazione è tratto dalla raccolta di saggi, anch’essa intitolata ‘Yearning’, della critica culturale e autrice femminista Bell Hooks, la cui scrittura sottolinea la forza unificante che si trova all’interno del nostro universo emotivo. «Perché al di là di tutte le differenze di razza, genere, classe, sessualità, religione», scrive Hooks, esiste «un regno condiviso del sentire emotivo».
Al tempo stesso vulnerabili e audaci, le opere esposte possono essere intese come rinegoziazioni intimamente personali della realtà. In linea con la recente ascesa della pittura figurativa, che propone una rinnovata attenzione alle complesse condizioni del sé e del mondo che abitiamo, ciascuna delle artiste attinge a una varietà di riferimenti culturali e di esperienze vissute. Collocati a metà strada tra realismo e fantasia, i loro distinti linguaggi visivi non offrono tuttavia alcuna narrazione esplicita o fissa, agendo piuttosto come finestre psicologicamente cariche su stati dell’essere collettivo profondi e spesso inquietanti. Sentimenti di estraneità, perdita, ansia e isolamento, ad esempio, particolarmente rilevanti nel mondo di oggi, emergono con urgenza nelle rappresentazioni pittoriche varie ma profondamente ambigue delle artiste. Siamo indotti a intrometterci in momenti intimi della vita quotidiana e resi complici di mises-en-scène oniriche, in cui lo spettatore si sente al tempo stesso partecipe e separato dalle interazioni in atto nel quadro.
L’alienazione, a sua volta, è costantemente controbilanciata da un senso di giocosità, evidente nell’uso individuale che le artiste fanno del colore, della composizione e dei riferimenti simbolici, che genera un contrastante desiderio di gioia e di risate, indicando così la complessità e l’ambivalenza della nostra esistenza emotiva.
Marcelle Hanselaar L’artista olandese Marcelle Hanselaar realizza dipinti che affrontano la discrepanza tra la nostra realtà immediata e ciò che si cela sotto tale apparenza esteriore. Il suo immaginario penetrante, ricco di sfrenati motivi carnevaleschi che evocano la tradizione del Rinascimento nordico, è saldamente radicato nell’esperienza personale, ma non vuole affatto essere autobiografico. Nella sua pratica, che comprende pittura e incisione, Hanselaar si propone di portare alla luce profonde dicotomie emotive e, così facendo, di «far riflettere [se stessa] e gli altri, interrogarsi e sentirsi leggermente a disagio».
I dipinti di Hanselaar inclusi in questa presentazione fanno parte di una sequenza di quattro opere, ciascuna intitolata At the Oracle of Limbo (2019), che l’artista ha realizzato in risposta alla morte della sorella maggiore Elena nel settembre 2019. Prime immagini nate dopo un periodo di otto mesi senza lavorare, questa serie di raduni processionali dai contorni grafici, ambientati in paesaggi desertici di sapore orientale, segna l’inizio del percorso interiore di Hanselaar per dare un senso al proprio lutto – un processo di scoperta di sé che avrebbe poi proseguito con la sua più recente serie North Sea (2020). In sintonia con i giorni nomadi della sua giovinezza, The Oracle of the Limbo 1 e The Oracle of the Limbo 2 (2019) raffigurano una supplice che tenta con cautela, prima con il dono di una fiaschetta e poi con il divertimento di una danza, di arrivare fino alla sibilla velata che presiede, nella speranza di ottenere risposte.
L’inquietudine è al centro di questi incontri mitici apparentemente insondabili, scanditi da una crudezza di linea e pigmento e da un inquietante umorismo mordace, caratteristico di gran parte del lavoro di Hanselaar. Sebbene queste composizioni stratificate siano pensate per svilupparsi in sequenza, resta in qualche modo poco chiaro in quale momento lo spettatore assista alle varie interazioni – se immediatamente prima o dopo la proclamazione di un giudizio profetico. Di fronte all’apparente impotenza della supplice, si resta desiderosi di qualcosa di più, di quel legame tanto ricercato che dissiperebbe ogni dubbio e incertezza, ma che troppo spesso ci sfugge. Perché, come spiega Hanselaar, «Se fai le domande sbagliate, la risposta sarà sbagliata per i tuoi bisogni. Pensi che debba cambiare la situazione e non tu, ma sei tu a dover cambiare e trovare la risposta in te stesso».
Joana Galego Un analogo senso di spaesamento si ritrova nella pratica a tecnica mista, riccamente stratificata, dell’artista portoghese Joana Galego. Il suo lavoro pittorico si distingue per una resa evocativa di forma e colore pienamente all’altezza di quella dei pittori postimpressionisti, pur restando decisamente contemporanea. Dipingendo a memoria, spesso aiutata da studi dal vero e fotografie, Galego rinegozia l’esperienza personale impressa in lei per mettere a nudo i paradossi emotivi all’interno delle relazioni. In queste nuove, seducenti immagini, che inciampano con grazia ai confini tra rappresentazione e astrazione, l’artista riflette in particolare su «che cosa significhi prendersi cura, lasciar andare, crescere, tornare a casa». Il processo pittorico di Galego inizia con l’applicazione di un primo strato di acrilico su carta o tela tesa, che poi arricchisce con pittura a olio, pastelli e carboncino.
Il risultato sono sovrapposizioni profondamente sensuali di toni e texture, che suggeriscono la molteplicità e l’oscurità dell’esperienza vissuta. In Mirrors on Earthbed (2021), densi e lussureggianti impasti si alternano a vivide macchie di colore traslucido e a contorni grezzi, lasciando emergere un enigmatico momento di intimità tra due amanti. Carica di un etereo senso di quiete, questa composizione frammentata, in cui nessuna delle figure si offre immediatamente allo sguardo dello spettatore, è indicativa dei sentimenti di affetto e abbandono che possono sovrapporsi nella vita. Per Galego, infatti, la pittura è al tempo stesso sorpresa e mistero, e agisce come «il palcoscenico in cui ci viene offerto il tempo di affrontare e infine accettare la quantità di sfocatura e ambiguità che attraversa le nostre interazioni con gli altri». Immagini come Daily Catch (2021) si dispiegano come portali sullo spirito.
Ispirandosi al soggetto tradizionalmente idilliaco del paesaggio con bagnanti, l’opera presenta tre figure seminude riunite davanti a uno specchio d’acqua. Motivo ricorrente nell’immaginario di Galego, l’acqua condivide un’affinità con la densità delle emozioni: riflettente e fluida, al tempo stesso cela e offusca profondità nascoste. Mentre le figure ai lati accennano debolmente all’intimità, ci viene ricordata la nostra simultanea volontà e incapacità di comunicare, entrare in relazione e, in definitiva, prenderci cura degli altri.
Cristina Ruiz Guiñazú Se la pratica di Galego fa luce sulle fratture all’interno delle relazioni, le sorprendenti figurazioni pittoriche dell’artista argentina Cristina Ruiz Guiñazú ci trasportano in quei momenti decisivi di risveglio tipici della prima adolescenza. Pervaso da un luminoso senso di stranezza, l’approccio profondamente personale di Guiñazú al realismo – che l’artista definisce realismo minimalista – è caratterizzato da una perfezione del pigmento e da un controllo della composizione nettamente accostati a un immaginario iperrealista. Le scene appaiono come mondi onirici freudiani, ricchi di simbolismo e allegoria, il cui significato è in qualche modo potente e tuttavia intangibile. Tra la miriade di riferimenti che alimentano l’avvincente immaginario di Guiñazú, che spaziano dai ricordi della sua infanzia in Argentina alla teologia, alla psicoanalisi e naturalmente alla storia dell’arte, l’artista segnala un interesse di lunga data per la filosofia occidentale, in particolare per Spinoza. Influenza centrale nella vita e nella pratica di Guiñazú, i dipinti qui presentati appartengono a una serie di opere intitolata À la recherche du bonheur (Alla ricerca della felicità), tutte ispirate al pensiero del filosofo razionalista del XVII secolo. Dipinti come À la recherche du bonheur (Homage to Mariana Bellotto) (2019) conciliano magistralmente rigore formale e soggetto meraviglioso, quasi a rispecchiare la perenne dicotomia filosofica tra ragione e passione. Su un paesaggio grigio ad acrilico reso con meticolosità, definito solo da un’improbabile linea d’orizzonte, questo tableau mistico ritrae una giovane donna che osserva con attenzione quella che sembra una custodia di violino. La verità sembra sfuggirle perennemente, poiché non si accorge della figura simile a una marionetta nascosta nella cavità sotto il coperchio della custodia. Dotata di difficoltà e possibilità, la giovane donna si trova come sull’orlo dell’età adulta. In Le manteau de Spinoza (Spinoza’s coat) (2017) siamo analogamente posti di fronte alla perdita dell’innocenza. Sorprendente nella sua semplicità esistenziale, questa scena spiazzante di una bambina che si copre gli occhi davanti a una donna che si spoglia ci fa desiderare la meraviglia e la libertà dell’infanzia, libera dalle pressioni e dalle costrizioni del mondo reale. Pur stilisticamente divergenti, i dipinti di Hanselaar, Galego e Ruiz Guiñazú fanno emergere significato man mano che ci si confronta con essi e, in questo senso, condividono un profondo impegno verso letture associative ed emotive da parte dello spettatore. Tornando a Hooks, che scriveva che «Pensando alle passioni e ai desideri condivisi, [lei] pensava a tutti noi che eravamo e siamo impegnati a restare criticamente consapevoli», le pratiche riunite in questa presentazione, specifiche eppure universali, intendono indicare un impegno concreto ad approfondire la nostra comprensione dell’attuale condizione umana.
Ispirata all’urgenza della scrittura e dell’attivismo di hooks, questa presentazione vuole ora essere un piccolo omaggio alla straordinaria eredità dell’autrice, scomparsa purtroppo nel dicembre 2021.
~ Sofia Alemagna