Ben Street

Ben Street: arte, storia ed estetica dell’incanto

Ben Street is a highly influential voice in contemporary art criticism and education, distinguished by his ability to articulate complex theoretical concepts in a clear, accessible manner. As an established art historian, critic, and frequent lecturer at major institutions—including the National Gallery, Tate, and Christie’s Education—Street consistently bridges the gap between historical precedent and current practice, making him an invaluable contributor to Aleph Contemporary's critical dialogue.

Ben Street è una voce molto influente nella critica e nella formazione sull’arte contemporanea, che si distingue per la capacità di articolare concetti teorici complessi in modo chiaro e accessibile. Storico dell’arte affermato, critico e conferenziere abituale presso importanti istituzioni – tra cui la National Gallery, la Tate e Christie’s Education – Street colma costantemente il divario tra precedenti storici e pratica attuale, il che lo rende un contributore prezioso al dialogo critico di Aleph Contemporary.

Mettere in discussione l’astrazione da Aleph Contemporary

La scrittura di Street è segnata dal rifiuto di facili dicotomie e dalla volontà di considerare la pittura come un evento indisciplinato e ibrido che è «sempre, prima di tutto, del mondo che condividiamo».

His most extensive essay for the gallery, The Aesthetics of Enchantment in Abstract Art (2022), directly challenged the persistent modern dichotomy between abstract and figurative art. Street argued that the paintings in the exhibition should be viewed as "uniquely impure and hybrid events," happily mingling geometric flatness with real-world complexity. For Street, the works are decidedly physical and of the world; if they possess a "metaphysics," it is one that arises through a "bodily experienced" encounter.

I contributi di Street per Aleph Contemporary esemplificano il suo approccio critico, in particolare la sua disponibilità a riesaminare le categorie fondamentali dell’arte.

  • Il suo saggio più ampio per la galleria, The Aesthetics of Enchantment in Abstract Art (2022), ha messo direttamente in discussione la persistente dicotomia moderna tra arte astratta e figurativa. Street sosteneva che i dipinti in mostra andassero considerati «eventi singolarmente impuri e ibridi», capaci di mescolare con gioia la planarità geometrica e la complessità del mondo reale. Per Street le opere sono decisamente fisiche e appartengono al mondo; se possiedono una «metafisica», è una metafisica che nasce da un incontro «vissuto con il corpo».

  • In questo testo ha ripensato l’astrazione non come un’invenzione europea del secolo scorso, ma come un’antica modalità artistica, collegando gli artisti contemporanei in mostra a una storia ricca e variegata che comprende:

Processo e spazio: Ha analizzato come artisti quali Laurence Noga, Nina Dolan e Mark Wright costruiscano e inquadrino lo spazio attraverso diverse forme di performance materiale – dall’«effetto visivo sobbalzante e spezzato» del collage di Noga alla stratificazione interna e geologica di Dolan.

Tempo e memoria: Si è concentrato su come il processo metta in atto un «tempo umano». Per Rebecca Meanley, l’atto di «s-dipingere» trasforma la storia della creazione dell’opera in un’esperienza visiva e spaziale. Per Henry Ward, rielaborare dipinti precedenti crea una tensione tra momenti diversi, facendo dello studio un luogo di azione e di autoriflessione.


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