Lloyd Durling: camminare attraverso la memoria e la forma — intervista di Nicholas Wells per Aleph Contemporary

L’incontro con Lloyd Durling si era fatto attendere a lungo ed era molto atteso. Lo precedeva la sua fama di pittore di astrazioni dall’atmosfera inquietante, profondamente radicate in un rapporto personale con la storia, la memoria e il luogo. Lo incontriamo nel suo appartamento a Bermondsey, dove la sua passione per l’arte è subito evidente: opere di artisti noti tappezzano le pareti e una copia di Kafka, sfogliata e risfogliata, giace tra le sue letture. Lo spazio riflette le sue preoccupazioni: un interesse per la psicogeografia, un’affinità per l’artigianato storico e una profonda sensibilità per le trame dell’esperienza.

 

Il colore come registro emotivo

I dipinti di Durling vibrano di colore – arancioni bruciati, azzurri pallidi, gialli acidi e neri profondi, sovrapposti e intrecciati con precisione e spontaneità insieme. La matericità della pittura a olio e dell’oil stick ha un ruolo cruciale: il pigmento viene accumulato, raschiato e rielaborato per creare superfici che sembrano in continuo mutamento. Il suo approccio riguarda tanto la sottrazione quanto l’applicazione: i colori emergono per stratificazione, rivelando tracce di gesti passati come i fantasmi di affreschi medievali consumati dal tempo.

La sua tavolozza rifiuta l’armonia pura; è al tempo stesso lirica e dissonante, un gioco tra controllo e caso espressivo. L’interazione tra toni caldi e freddi, bordi strutturati e libere pennellate pittoriche, genera un senso di tensione: le forme fluttuano, si spostano e si dissolvono. I dipinti non sono semplici campi di colore, ma mappe dell’esperienza, in cui le tinte fungono da indicatori psicologici di luogo, storia e sensazione.

 

Texture, segno e il margine della forma

Le opere di Durling abitano lo spazio liminale tra pittura e disegno, con un’intensa attenzione alla qualità della superficie. «La texture è importante quanto il colore», osserva, descrivendo il contrasto tra il lino liscio e la densità stratificata dell’oil stick e della pittura. La sua pratica ha una forte fisicità – gesti che appaiono deliberati eppure fugaci, in cui ogni segno ha un peso, come a cogliere un momento di transizione.

Questo senso di precarietà si estende alle sue forme: pilastri, sfere e geometrie frammentate vacillano sull’orlo dell’equilibrio. I bordi neri che spesso incorniciano le sue composizioni suggeriscono al tempo stesso contenimento e rottura – un confine che minaccia di spezzarsi. Queste tensioni conferiscono all’opera un’eleganza strutturale, che bilancia l’astrazione con l’eco di qualcosa di quasi riconoscibile, eppure in definitiva sfuggente.

 

Camminare come metodo di scoperta

La pratica di Durling è inseparabile dal camminare. Il suo lavoro è radicato nel movimento, nell’atto di attraversare paesaggi – che si tratti delle strade di Londra o di luoghi più lontani. «Mi piace camminare per ore, a volte per mesi», spiega, descrivendo come il semplice gesto di mettere un piede davanti all’altro lo porti a contatto con frammenti di storia dimenticati e discreti. La sua recente camminata lungo i resti delle mura romane di Londra è emblematica del suo approccio. Pur frammentate e in parte nascoste, la loro presenza persiste, proprio come gli echi della storia nei suoi dipinti.

La sua fascinazione per i labirinti d’erba – una forma antica e rara di labirinto presente in Inghilterra – illustra ulteriormente questa inclinazione. A differenza dei labirinti di siepi, sono a livello del suolo, pensati per essere percorsi più che risolti come un rompicapo. «Sono in parte performativi, in parte contemplativi», dice, sottolineandone la risonanza con le sue più ampie preoccupazioni artistiche. Nel Regno Unito ne restano solo otto, e la loro sopravvivenza dipende da una manutenzione continua. L’idea di una forma effimera e trascurata – al tempo stesso storica e transitoria – appare profondamente in sintonia con il suo lavoro.

L’influenza della storia e dell’invisibile

Pur essendo astratti, i suoi dipinti portano con sé il peso di riferimenti storici e materiali. Le pitture murali medievali, le vetrate e le superfici luminose dell’arte tardomedievale e del primo Rinascimento alimentano il suo linguaggio visivo, anche se non in modo esplicito. «C’è qualcosa della loro essenza che guida il lavoro», dice. Più che la rappresentazione letterale, lo attira il modo in cui la storia lascia tracce, come il tempo trasforma e reinventa i materiali.

Il lavoro di Durling gioca spesso con la dualità – forma e non-forma, presenza e assenza. Ciò era particolarmente evidente nella sua opera del 2010 “Parade”, che ha attirato l’attenzione per la capacità di evocare qualcosa di impalpabile, una presenza scintillante né del tutto solida né interamente vuota. La stratificazione dei segni e la tavolozza smorzata, a tratti spettrale, suggeriscono insieme la presenza di qualcosa di solido e la sua lenta erosione – in un’eco dei paesaggi che attraversa.

Questa attenzione per l’impermanenza è emersa anche nella sua mostra allo Château de Sacy, dove i suoi dipinti sono stati discussi per la loro capacità di confrontarsi con la storia restando sfuggenti, refrattari a un’interpretazione univoca. Le opere hanno una qualità spettrale e suggeriscono la memoria come qualcosa di instabile e soggetto ai mutamenti della percezione.

La memoria al posto della fotografia

Uno degli aspetti più affascinanti del processo di Durling è il suo rifiuto di usare la fotografia come riferimento. «Non scatto foto», dice senza mezzi termini. Si affida invece alla memoria, allo schizzo e alla naturale distorsione che il tempo porta con sé. «Le cose cambiano: la mente le altera, si spostano.» Questa fluidità, questo senso di ricordo anziché di riproduzione, conferisce ai suoi dipinti una qualità onirica, come se fossero impressioni di luoghi più che loro raffigurazioni.

Correnti sotterranee letterarie e psicologiche

Un libro di Franz Kafka è a portata di mano, un dettaglio eloquente. La letteratura, in particolare quella dell’inquietante e del perturbante, ha un ruolo nel suo pensiero. Cita Robert Aickman e Arthur Machen – scrittori noti per la loro visione inquietante e psicologica del paesaggio e del luogo – tra le influenze principali. Ciò si ricollega al suo interesse per la psicogeografia, termine coniato dai situazionisti per descrivere il modo in cui i luoghi plasmano emozioni e percezioni. «Mi interessa come interagiscono paesaggio, memoria e inconscio», osserva.

Le sue letture si estendono alla filosofia, anche se non in senso strettamente accademico. È attratto dalla storia e dalla narrativa, e predilige una scrittura che mette in discussione la realtà anziché definirla.

 

La collezione d’arte e la sensibilità estetica

Lo spazio in cui vive Durling riflette la stessa curiosità. Tra le opere alle pareti figurano stampe di Paul Nash – pittore noto per i suoi paesaggi di guerra e le sue visioni venate di surrealismo della campagna inglese – e lavori di Gordon Dalton. Scelte sensate: la capacità di Nash di infondere emozione nel paesaggio rispecchia l’approccio dello stesso Durling.

Il suo gusto va oltre la pittura: ha occhio anche per l’antiquariato. Indica una poltrona da piantatore indiana in ebano, ammirandone la solida fattura e la storia. Il suo collezionismo non riguarda solo l’estetica, ma oggetti che portano con sé una storia, proprio come il suo lavoro.

Riconoscimenti e carriera artistica

Durling ha esposto ampiamente nel Regno Unito, in Europa e altrove, con personali di rilievo tra cui Maisons Fragiles alla Elms Window Gallery, Londra (2023), Trigger Hair al Czong Institute for Contemporary Art, Corea del Sud (2019), e Bit Part allo Château de Sacy, Francia (2011). Le sue opere sono entrate in collezioni prestigiose, tra cui la Whitworth Art Gallery (Regno Unito), la Progressive Art Collection (USA) e Nomura Bank (Giappone).

Vincitore del Pollock-Krasner Foundation Grant, ha ricevuto anche un riconoscimento dall’Oppenheim-John Downes Memorial Trust e ha esposto presso istituzioni come Hauser & Wirth, le National Galleries of Scotland e la Whitworth Art Gallery. Il suo costante impegno nel disegno, nella pittura e nella sperimentazione materica lo colloca a pieno titolo nel dibattito in continua evoluzione sull’astrazione contemporanea.

 

Il futuro: un cambiamento di scala e di visibilità

In un momento in cui il mondo dell’arte privilegia spesso la visibilità digitale, la riluttanza di Durling nei confronti della tecnologia è degna di nota. Eppure i suoi dipinti non ne risentono; semmai acquistano un’autenticità, la sensazione di essere esperienze profondamente vissute più che risposte immediate.

Il lavoro di Durling è una meditazione su memoria, materia e luogo. Il suo uso del colore, della texture e della forma frammentata rivela un interesse per superfici che custodiscono la storia – dove i segni, come immagini ricordate a metà, affiorano e svaniscono. I suoi dipinti sfuggono a facili classificazioni ed esistono piuttosto come palinsesti visivi – stratificati, mutevoli e ricchi delle tracce del tempo e dell’esperienza.

Che si tratti delle tinte medievali simili a gemme, della fisicità dell’oil stick o delle velate allusioni al testo e all’architettura, il lavoro di Durling ci invita a soffermarci nello spazio tra riconoscimento e mistero, dove colore e segno diventano un loro proprio linguaggio della memoria.

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