JOSEF ALBERS di Helen Brough

JOSEPH ALBERS by Helen Brough

Josef Albers (1888-1976)

Nel mondo di Albers il colore seduceva, ingannava, ammaliava. Queste qualità ne facevano il più affascinante tra gli elementi formali dell’arte. La passione per il colore lo spinse a creare il primo corso completo sul colore mai tenuto, e certamente il primo basato esclusivamente sull’osservazione diretta della sua natura. Il colore aveva un comportamento. Il colore era magia.

Il suo libro Interazione del colore documenta un modo sperimentale di studiare e insegnare il colore. È una guida fondamentale, che spinge il lettore a cimentarsi nell’affascinante studio dei colori in interazione.

Nella prima pagina Albers afferma: «Nella percezione visiva un colore non è quasi mai visto com’è realmente, com’è fisicamente. Questo fatto rende il colore il mezzo più relativo dell’arte. Per usare il colore in modo efficace è necessario riconoscere che il colore inganna di continuo».

È strano pensare che possiamo essere ingannati così bene da un semplice pigmento; che un dipinto possa suscitare un’emozione di cui non siamo sicuri e che forse non attribuiamo al colore. Rothko ne era consapevole: due tonalità simili accostate possono produrre una vibrazione visiva.

Albers sviluppa le sue teorie, ma dà più importanza alla pratica che alla teoria. Per un’artista come me, per natura poco concettuale, è uno stimolo a proseguire per tentativi ed errori. Le sue parole mi hanno incoraggiata e mi hanno dato la forza di superare un fallimento dopo l’altro.


«Se si dice “rosso” – il nome del colore – e ci sono cinquanta persone ad ascoltare, ci si può aspettare che nelle loro menti ci siano cinquanta rossi. E si può essere certi che tutti questi rossi saranno molto diversi». – Josef Albers, Interazione del colore (1963)

Quanto può diventare personale il colore! Il mio rosso, giallo o blu sarà diverso da quello di chiunque altro, e non ho modo di sapere quale colore vedono gli altri. Non esiste un assoluto, e forse non è possibile ricordare colori precisi, perché la nostra memoria visiva è decisamente più debole di quella uditiva. E poi, quanti nomi di colori esistono nella lingua? Forse trenta? Anche questo aumenta la confusione. Non si può risolvere come un’equazione matematica.

Al posto dei sistemi, Albers sviluppò un «modo sperimentale di studiare e insegnare il colore»: un metodo basato sull’idea che solo osservando il colore nel gioco di spinte e attrazioni del contesto si può cominciare a comprenderne la natura. Il suo corso sul colore, inaugurato al Black Mountain College, consisteva in una sequenza di esercizi semplici, ciascuno dei quali isolava un aspetto dell’interazione cromatica per osservarlo con attenzione. Il corso raggiunse il suo pieno sviluppo a Yale, dove la pubblicazione nel 1963 dell’opera fondamentale di Albers, Interazione del colore, coronò trent’anni di lavoro.

La lezione fondamentale che sto ancora imparando da Josef Albers è l’interazione tra i colori. Quanto sono relativi in questo periodo di isolamento! Quanto è unica la visione del colore di ciascuno!

© 2018 The Josef and Anni Albers Foundation/Artists Rights Society (ARS), New York/DACS, London

 

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