Saggio di Matthew Collings per la mostra “Circling Forces” con Phil King e Joe Packer

Essay by Matthew Collings For the Exhibition: 'Circling Forces' featuring Phil King and Joe Packer

“Mi pongo in un punto d’origine remoto della creazione, dove presuppongo formule per l’uomo, l’animale, la pianta, la pietra e per gli elementi, per tutte le forze circolanti allo stesso tempo.

L’arte è come la creazione, e vale per il primo e per l’ultimo giorno.” 

                                                                                  Paul Klee, Diari, 1916

 

Amore

Amo e ammiro i dipinti di questi due artisti, che sembrano così pienamente luminosi, liberi e innocenti.

Uguaglianza

Paul Klee pensava ancora che potesse esserci una rivoluzione socialista quando scrisse nel suo diario che per lui fare arte era come la creazione all’inizio del mondo.

Demistificazione

La rivoluzione modernista degli anni Dieci del Novecento riguardava la pittura astratta contrapposta alla rappresentazione realistica delle cose. Davvero? È senz’altro un’idea molto limitata di ciò che accadde. Le grandi figure – Klee, Kandinsky, Mondrian, i due Delaunay, Malevič, a cui ora si aggiunge la meravigliosa Hilma af Klint, i cui quadri furono realizzati seguendo le istruzioni degli spiriti con cui comunicava durante le sedute – non erano davvero tecnici che facevano avanzare l’arte come avanza la scienza, come spesso sembra nelle spiegazioni divulgative di quel che accadde allora. Erano chiacchieroni vivaci, con un cuore. Perché tutto ciò che c’è di bello nell’essere umani è velato, si chiedevano – perché non è alla luce del sole? I misteri che vale la pena custodire vengono derisi, mentre tutta l’ingiustizia inflitta a ciascuno viene mistificata, così che sembra impossibile che possa esistere altro.

 

Sogni

Dopo la tortura e l’assassinio dei leader socialisti tedeschi nel 1918, l’arte di Klee e quella di tanti altri splendidi contemporanei divenne una compensazione per una rivoluzione perduta, mai tradotta nella vita reale, anziché l’affermazione della sua inevitabilità: i suoi quadri sono poesia visiva il cui significato è una rivoluzione di pace e giustizia contro il sistema dell’orrore in cui tutti vivevano cent’anni fa e che oggi continua a distruggere tutto ciò che è umano e tutto ciò che è naturale.

 

Felicità

Le evocazioni danzanti e spettrali con cui Phil King richiama i grandi capolavori della storia dell’arte, moderni e premoderni, La zattera della Medusa e i corpi perfetti neoclassici, metà manichini d’artista e metà dèi – che mettono in scena la filosofia –, questi grandi e folli momenti della cultura (ricordiamoci che è una storia della barbarie oltre che della civiltà) che convivono alla pari con la vita quotidiana fatta di luce e natura che lo circonda nella sua casa in Francia, con le notizie del giorno intrecciate dentro e la sua resistenza a quella vita assurda fatta di menzogne; e Joe Packer che affronta di petto il colore più impossibile in pittura, il verde, in cui ci fa credere grazie al modo in cui scolpisce un quadro fino a farlo esistere – il modo in cui trasforma stratificazioni, false partenze, aggiunte, ripensamenti e grovigli, insieme alla trasparenza, in un linguaggio potente, un linguaggio visivo che parla di vitalità e memoria, natura e spirito –, questi due pittori che fanno della sorpresa il loro principio guida, che lavorano credendo nei materiali e nel fare, e che ci mostrano il mondo dell’immaginazione che William Blake, come Klee, sosteneva fosse la realtà, in opposizione al misero teatrino di marionette che ci viene offerto come “vita” da mass media il cui unico scopo è spadroneggiare e ragliare per padroni che in realtà sono schiavi e che hanno distrutto l’ecosistema per denaro – mi rendono felice.

 

Come guardarli

Non serve sapere nulla per cogliere ciò che fanno. È tutto già dentro di te.

 

Matthew Collings, febbraio 2021

 

 

Phil King                                                                                                                 Joe Packer

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