Angie Spencer: un fiume che scorre

Angie Spencer: A River Runs Through It

Nicholas Wells visita lo studio di Angie Spencer, 3 maggio 2025

C’è una certa alchimia nel modo in cui Angie Spencer impugna il pennello. Non come un semplice strumento, ma come un tramite, un ponte tra ciò che si vede, ciò che si sente e ciò che si ascolta. In vista della sua mostra WATER WAYS da Aleph Contemporary a luglio, sono andato a trovarla a casa sua, a Stroud, e mi sono ritrovato immerso nel suo mondo: un mondo in cui i fiumi sussurrano, le marine respirano e la musica smuove il pigmento.

Spencer non è un’artista che si tiene a distanza. Il suo processo è totalmente immersivo: dipinge spesso all’aperto, en plein air, dove la luce può cambiare in un sospiro e l’umore del fiume può riscrivere una mattinata. Il suo studio, annidato nella valle di Stroud in un rifugio di mattoni rossi che profuma di olio e conserva il residuo di una melodia, custodisce gli echi di una vita dedicata tanto al linguaggio visivo quanto a quello musicale.

Violinista di formazione classica e laureata in Incisione all’University of Gloucestershire, Spencer è passata dalla precisione lineare della stampa alla fluidità della pittura a olio, un percorso che rispecchia il suo crescente bisogno di rispondere non solo alla vista, ma anche al suono, alla sensazione, al movimento. Lei stessa ha detto: «Dipingo meglio quando sono immersa nel paesaggio che sto dipingendo.» E si vede. Le sue tele vibrano di vita.

L’imminente mostra WATER WAYS è, per molti versi, la sintesi di questa filosofia. L’acqua, che sia il mare, il fiume, lo stagno del giardino o il lago, è la linfa vitale del lavoro. Eppure non si tratta di un tema ozioso. Ogni dipinto è una coreografia di ritmi osservati e interpretati con cura. Spencer racconta spesso di fermarsi accanto a un fiume, chiudere gli occhi e sintonizzarsi sul battito della corrente prima di stendere qualsiasi colore. Questo metodo meditativo impedisce al caos dei moti contrastanti dell’acqua di spezzare l’illusione. È la consapevolezza del pittore. È mestiere.

Prendiamo le sue marine, nate da una residenza di dieci giorni lungo il Ring of Kerry. Furono completati quaranta bozzetti a olio, alcuni sotto una pioggia torrenziale, altri in un silenzio velato di nebbia: tutti testimoni di un’artista che danza con gli elementi. Tornati in studio, questi bozzetti si trasformano in dipinti di grande formato, spesso accompagnati da Sibelius o dalle composizioni ambient di Andrew Heath. Come osserva Spencer, la musica cambia il suo approccio al pennello: ammorbidisce, affila o amplia i suoi gesti, modificando l’intero carattere del dipinto.

In un’opera evocativa intitolata The River in May, troviamo iris che pulsano di quieta intensità lungo il fiume Frome, dove l’artista ha compiuto un pellegrinaggio visivo durato un anno. Altri lavori si concentrano sugli aspetti più industriali e meno pittoreschi dei corsi d’acqua di Stroud (scene selezionate per il Jackson’s Painting Prize), a dimostrazione del rifiuto di Spencer di idealizzare a scapito dell’onestà.

Un altro capitolo della sua storia si sviluppa durante la residenza al Painswick Rococo Garden, un terreno più formale e strutturato che ha messo alla prova la sua sensibilità attratta dal selvaggio. Questi lavori hanno però offerto un importante contrappunto, rivelando che anche la bellezza ordinata richiede attenzione, curiosità e un nuovo tipo di pazienza.

Una conversazione con Spencer, come ho scoperto nel suo studio, serpeggia come il suo amato fiume. Abbiamo parlato di Turner e Constable (lei preferisce Constable), di fornitori di pigmenti a olio, di meteo, di violini, di Tolstoj e della difficoltà di dare un prezzo al proprio lavoro in un’epoca in cui «la gente comune semplicemente non compra arte». Eppure non c’è amarezza. Solo una tenerezza tenace. Dipinge per la stessa ragione per cui nuota nei fiumi freddi e guida la Stroud Symphony Orchestra: perché la avvicina a qualcosa di essenziale e intraducibile.

In un mondo troppo spesso innamorato della chiarezza immediata, l’arte di Angie Spencer insiste su qualcosa di più lento, più ricco, più vissuto. Il suo lavoro non grida: risuona. Indugia come una melodia ricordata a metà, o come la luce sull’acqua quando non si sa bene dove stia andando la corrente, ma ci si fida comunque.

Se potete, entrate in silenzio in WATER WAYS questo luglio. Lasciate che i dipinti parlino il loro linguaggio fluido. E forse, come Spencer, anche voi sentirete la musica sotto la superficie.

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