{"title":"Last Day Revisited","description":"\u003cp\u003eIl titolo della mostra online di Aleph Contemporary è tratto da un’opera dell’artista britannico Paul Newman. Nel 2012 realizzò una stampa fotografica del suo vecchio studio e durante il lockdown vi è tornato, dipingendo inquietanti elementi astratti sopra l’immagine preesistente. Uno sfondo vivace e sgargiante, con vasi psichedelici e clementine in coppe di cristallo, è stato avvolto da un velo torbido che si attorce e serpeggia in tubi simili a intestini. Se l’originale era, come dice Newman, un autoritratto fittizio, questo nauseante aggiornamento lo mostra di certo alle prese con i tempi strani e incerti in cui viviamo.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eNon tutte le opere presenti in The Last Day Revisited sono state realizzate durante la crisi sanitaria globale, ma ognuna è attraversata da sentimenti che ormai conosciamo intimamente. «Untitled (After The Raft of the Medusa)» (2018) di Phil King reinterpreta il capolavoro ottocentesco di Théodore Géricault in acrilico su cartone, con corpi caleidoscopici\u003cbr\u003emarcatamente contornati di nero che lottano per restare a galla. L’artista paragona la sensazione di guardare impotenti le notizie susseguirsi a quella di essere dispersi in mare. «Ci sono lente mareggiate, tempeste e pericoli», dice. «Il dipinto di Géricault è certamente terrificante e sempre attuale.»\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eKing presenta in mostra un’altra opera, «The Lost Voyage» (2019), in cui tre frecce color crema si fanno strada attraverso un cupo groviglio di forme screziate di blu cobalto e verde foglia. Sembra molto diversa dai suoi lavori precedenti, eppure l’artista dice che le due opere dialogano. «Sembrano amarsi nonostante tutto», dice. «Litigano tra loro. A volte il loro unico legame è che si ignorano.»  Sembra proprio il ritratto di tante famiglie bloccate in casa insieme.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eLa sensazione di stare gli uni addosso agli altri che molti di noi stanno vivendo traspare in «Yoga Among the House Plants» (2019) di Lee Johnson. Tre figure spigolose, forse quattro, sono stipate sulla tela mentre si esercitano nella verticale sulla testa e sulle spalle in mezzo a una massa di piante in vaso, le membra intrecciate alle foglie. Nei dipinti astratti di Rebecca Meanley, un analogo senso di claustrofobia è evocato da pennellate gestuali e ritmiche che, come un filo, si avvolgono, turbinano e si aggrovigliano in un nodo.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003e«By a Canal» (2019) di Dan Coombs ritrae forse diverse persone, ma ciascuna sembra occupare un tempo e un luogo distinti. L’artista ha dipinto l’opera a partire da un collage composto da figure i cui corpi si erano deformati passando velocemente attraverso uno scanner. «Mi interessa il modo in cui siamo connessi e al tempo stesso separati gli uni dagli altri», dice Coombs. «Gli esseri umani fanno parte della stessa matrice ma allo stesso tempo stanno nel proprio spazio individuale.» Il risultato è qui un raduno lungo un canale di persone indipendenti che camminano, siedono, dormono, tutte nude.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eDal corpo umano ai paesaggi corporei. Nei dipinti scultorei di Tess Williams la matericità è fondamentale. «Foundations II» (2019), ispirata a una fotografia di un muro fatiscente scattata dall’artista, è un’opera a più strati composta da olio, acrilico, lino e tela su pannello di legno, mentre «Bellevue» (2019) esplora il contrasto tra femminile (un rosa morbido e carnoso) e maschile (il nero profondo tra i due). Anche lo scultore americano Willard Boepple è interessato al modo in cui il mondo che ci circonda si rapporta al corpo umano, traendo ispirazione da oggetti funzionali prodotti dall’uomo per poi riassemblarli.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eNon un muro fatiscente ma le moltissime sculture in rovina che incontrò vivendo a Roma hanno ispirato le opere semi-figurative e semi-astratte di Peter Griffin. Alcune erano deteriorate al punto da risultare incomprensibili, mentre altre erano quasi perfettamente intatte. «Ciò che ho capito trascorrendo ore a guardare questi oggetti è che, a prescindere dal grado di erosione o di riconoscibilità, tutte le forme contenevano un forte senso della presenza umana», dice. In «Guardian Angel» (2019) la sagoma di un uomo veglia su una sorta di figura distesa, mentre «Bella Roma» (2019) presenta una scultura simile a uno scarabocchio su un piedistallo.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eGriffin scompone nella sua arte le nozioni di permanenza e impermanenza; l’artista portoghese Joana Galego crede che un dipinto possa diventare un portale. In «Come Soon» (2016) e «It’s Ok» (2016), entrambi luminosi e inondati di blu, rivisita la sensazione che provava da bambina nella natura. Ogni opera presenta una figura solitaria che ha per sola compagnia il\u003cbr\u003epaesaggio circostante, ed evoca ciò che Galego descrive come una «sensazione di piccolezza, di insignificanza, accompagnata dalla pura emozione di avere un infinito, grande ignoto da esplorare». È un senso di meraviglia che svanisce con l’età, man mano che assorbiamo sempre più informazioni sul mondo che ci circonda, eppure oggi più che mai siamo messi di fronte all’ignoto. «Molti di noi si sono ritirati, le strade sono più vuote e il ronzio permanente delle città si è abbassato di volume», dice Galego, «e in questi sforzi di autoisolamento cresce il desiderio di conoscere, coinvolgere e apprezzare davvero gli altri.»\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eArtisti correlati: \u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eJacopo Dal Bello\u003cbr\u003eHelen Brough\u003cbr\u003eRebecca Meanley\u003cbr\u003eTess Williams\u003cbr\u003eWillard Boepple\u003cbr\u003eGordon Dalton\u003cbr\u003ePaul Newman\u003c\/p\u003e","products":[],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0907\/7335\/6877\/collections\/2.-the-last-day-2012-c-type-print-edition-of-10-80-x-60-cm.jpg?v=1764866603","url":"https:\/\/alephcontemporary.com\/it\/collections\/last-day-revisited.oembed","provider":"Aleph Contemporary","version":"1.0","type":"link"}